Uniti per Angelo

#UnUrloperAngelo

Come ormai saprete da tutti i social, lo scorso giugno è stato torturato e poi impiccato Angelo, il cane randagio di Sangineto da quattro giovani ragazzi che hanno filmato l’uccisione e poi postato il video.
Il sindaco del paese Michela Guardia liquida la questione con “incredulità per quanto è accaduto” e “ravvedimento e recupero di questi giovani”.

E qui scatta l’indignazione e la protesta da parte di tantissime associazioni tra cui l’OIPA e la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, che scrivono una lettera formale al Comune di Sangineto chiedendo una pena esemplare da dare a questi quattro ragazzi per ciò che hanno fatto.
Tantissime le persone che si sono unite durante queste settimane, sia sui social sia tramite media tradizionali: si chiedono punizioni più severe (da quattro mesi a due anni per l’uccisione dell’animale, dai tre ai diciotto mesi per le sevizie e multe fino a trentamila euro).

#UnitiperAngelo

È stata lanciata anche una raccolta online di firme che ormai ha raggiunto quota centomila adesioni! 
Qui troverete la petizione per chiedere che la pena prevista dalla legge venga comminata ai responsabili.
Proprio ieri centinaia di animalisti, associazioni e semplici cittadini si sono riuniti a Cosenza per un lungo corteo che si è concluso nella piazza principale della città, dove è poi stato trasmesso l’orribile video della tortura.

Si chiede al sindaco di costituirsi parte civile e di prendere provvedimenti, ricordandogli la responsabilità verso un cane randagio che non apparteneva a nessuno.
Tra i politici presenti anche l’ex ministro Maria Vittoria Brambilla e il parlamentare Paolo Bemini (M5S).

Angelo era una cane buono, un cane di quartiere che, come tutti i cani, ha creduto troppo nell’uomo. Continuava a scodinzolare nonostante le percosse e le bastonate mentre i quattro ragazzi ridevano e filmavano le barbarie. La cosa più grave è che nessuna di queste quattro persone ha mostrato pentimento né percezione del male causato a una creatura che non si poteva difendere.

I nomi si sanno… e sono stati tutti bombardati da messaggi privati su Facebook che infieriscono sull’accaduto, anche perchè nonostante l’identificazione da parte di Carabinieri e nonostante per il reato di uccisione di animale la pena prevista sia la reclusione dai quattro mesi ai due anni, i ragazzi sono ancora liberi!

Speriamo vivamente in una pena esemplare perchè la tortura fino alla morte di un animale non si può definire semplicemente una ragazzata!

 

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