La teoria della formazione planetaria potrebbe cambiare

Gli astronomi hanno individuato quelli che credono essere due pianeti delle dimensioni di Saturno, attraverso il disco protoplanetario di una giovane stella.

Anche se sono stati scoperti un sacco di altri esopianeti che vanno da giganti gassosi (come Giove) a quelli rocciosi.
Sono mondi simili alla Terra tuttavia non ancora completamente formati, immortalati nelle immagini fornite dal telescopio ALMA che mostrano come attorno a queste stelle possono eventualmente generarsi dei pianeti in un tempo relativamente veloce.

Il telescopio ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array)
ha individuato un sacco di stelle giovani che hanno ancora dei dischi protoplanetari con delle lacune simili, che potrebbero rivelare la presenza di pianeti (come nel video qui sotto):

“Pur guardando con sufficiente precisione la polvere presente nei dischi, non siamo sicuri di ciò che potrebbe aver creato questa caratteristica”.

Questo quanto dice Andrea Isella, astrofisico laureato all’Università di Padova che ha vinto lo “Young Investigators Award in Environmental Sciences, Astrophysics and Chemistry” a Washington.

l team questa volta ha utilizzato il telescopio ALMA per creare un’immagine che mostra sia la polvere che il gas di biossido di carbonio: l’immagine della polvere ha rivelato tre lacune, una a 60 unità astronomiche (AUS) che sono circa il doppio di quanto Nettuno dista dal Sole, e le altre a 100 ed a 160 UA.

Il sensore di CO2 non ha rilevato il divario interno che ha invece rilevato il sensore della polvere, indicando che potrebbe essere stato formato da qualcosa di diverso da un pianeta.
Ciò nonostante ha fatto vedere le lacune che riguardano le dimensioni di Saturno nelle altre due posizioni esterne, fornendo la prova che nei pianeti erano presenti sia gas che polvere.

“Le nostre osservazioni forniscono la prova che i pianeti sono infatti formati intorno a questa giovane stella”, spiega Isella.

Gli scienziati calcolano che la stella, chiamata HD 163.296, ha un’età di circa cinque milioni di anni ed è una delle più giovani mai viste.
La scoperta potrebbe rivoluzionare la teoria della formazione planetaria, anche se Isella raccomanda una certa cautela:

“Noi certamente crediamo che queste strutture potrebbero essere opera di un pianeta nato attraverso la polvere, ma non possiamo escludere altre possibili spiegazioni”.

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